Siria – Damasco

13 Maggio 2019

Il quartiere cristiano nella città vecchia di Damasco è pieno di vita. Ci sono cattedrali, conventi, una casa di riposo delle suore di Madre Teresa e varie scuole cristiane. CSI sostiene una scuola armeno-cattolica cofinanziando un pulmino.



Nella primavera 2018 la situazione per gli abitanti del quartiere cristiano era delicatissima: Tutte le scuole erano chiuse, il quartiere era sotto il tiro dei mortai dei ribelli islamisti trincerati nel Ghouta orientale.   In certi giorni si contavano più di 40 impatti.

La scuola armeno-cattolica soffrì particolarmente, trovandosi nella diretta vicinanza di un centro educazionale sciita preso di mira dagli islamisti. Inoltre l’alto campanile della cattedrale adiacente era spesso colpito dalle granate dei ribelli.

 

Scuola aperta nonostante un finanziamento insufficiente

 

La scuola, un grande edificio accanto alla cattedrale e alla sede del vescovo, appartiene al distretto amministrativo della chiesa armeno-cattolica di Damasco. Prima della guerra era frequentata da 1000 allievi, dalla prima classe alle classi di maturità. Nel 2016 erano rimasti appena 400 alunni.

Dall’inizio della guerra i conti non tornano più: in effetti, molte famiglie sono emigrate in Europa o in Canada, altre famiglie sono impoverite e non possono più pagare la tassa scolastica. Il laboratorio chimico e la sala con i computer sono in uno stato lamentevole. In inverno si scalda solo poco, l’olio combustibile è quasi impagabile.

Il direttore, Abuna Georges Baheyan, conosce bene le preoccupazioni di allievi e genitori. Negli anni peggiori della guerra passava il suo tempo a consolare le famiglie e a convincere gli insegnanti a non lasciare il paese. Sa bene che il salario dei docenti non è sufficiente per coprire i costi di vita tanto cresciuti. Ma non ha scelta, la scuole non dispone di riserve finanziarie.

 

Livello di educazione alto

 

Abuna Georges sa anche quanto le scuole cristiane siano importanti per tutti i siriani. Il livello di educazione di queste scuole è alto: “Teniamo a insegnare varie lingue straniere e ci consideriamo un anello di collegamento per le famiglie musulmane, che desiderano inviare i figli a una scuola cristiana”. Abouna Georges conserva nel suo piccolo ufficcio parti delle granate di mortaio che hanno colpito la scuola. “Ci furono tanti feriti, una giovane ragazza è stata uccisa”.

 

La speranza è tornata

Il prete che tanto ha dato negli anni di guerra ha ripreso speranza per la sua scuola e per la situazione generale dei cristiani nel paese. Da Pasqua 2018 non ci sono più combattimenti a Damasco, la normalità è tornata. La vita nella capitale è sicura. Molte famiglie hanno deciso di restare e altre sono tornate.

Gli allievi si sono rianimati e studiano con entusiasmo, il riso è riapparso. Il numero degli iscritti per l’anno corrente è risalito a 700.

 

CSI partecipa al finanziamento di un pulmino

Gli allievi, in maggioranza cattolici armeni, provengono da differenti quartieri – anche dal sobborgo di Scharamana, distante dieci chilometri dal centro – e devono essere portati nel centro-città; la scuola ha dovuto comprare nuovi pulmini. CSI ha deciso di partecipare ai costi di uno di essi – per ridare ai giovani siriani un futuro nel loro paese, che allo stesso tempo è la culla del cristianesimo.

Peter Fuchs

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