Prete rapito e ferito da islamisti Fulani

28 maggio 2019

Un incubo realissimo: la macchina di Padre Sletien Aniakor è fermata e il prete rapito. Dopo difficili trattavi e il pagamento di un riscatto è rilasciato. Soffre a tutt’oggi del trauma.



Padre Sletien lavora per la parrocchia cattolica di Ukana, nei dintorni della metropoli di Enugu. Fino a poco fa una regione assai sicura per i cristiani; a Enugu vivono molti profughi del nord-est del paese, dove imperversa Boko Haram.

Pastori islamisti Fulani, una tribù nomade proveniente dal nord del paese, dilagano sempre più anche nel settentrione a maggioranza cristiana. La loro strategia è semplice: perpetrano massacri mirati contro i cristiani per diffondere terrore e panico.

Franco Majok di CSI ha visitato padre Sletien a Ukana per capire cos’era successo.

Islamisti vestiti da poliziotti

 

Dopo un funerale padre Sletien salì in macchina per tornare a casa. In cammino avvistò sette uomini postati sul ciglio della strada. “Pensavo fossero poliziotti che effettuano controlli. Perciò mi fermai”, spiega. Sentendo gli uomini gridare “Allahu Akbar” (Dio è più grande) capì che era una trappola degli islamisti Fulani. Era ormai troppo tardi: fu strappato dalla macchina e trascinato verso un bosco.

Fu allora costretto a togliersi l’abito di prete. I Fulani lo pestarono ed esigerono un riscatto di due milioni di naira (5700 franchi). Lo ingiunsero di chiamare sua famiglia. “Mentre, spaventatissimo, parlavo con i parenti, continuavano picchiandomi. Cosicché gridavo al telefono”, si ricorda Sletien. Con questa brutalità gli estremisti volevano spaventare sua famiglia per indurli a pagare rapidamente.

Tentativo di fuga andato male

 

Nel bel mezzo della notte il prete si svegliò. “Convinto che tutti dormivano, tentai di fuggire. Sentì allora uno sparo e subito un dolore straziante alla gamba. Cadi per terra”. Gli estremisti Fulani gli fasciarono gli occhi e lo trascinarono verso una boscaglia gridando che non aveva alcuna speranza di fuggire, visto che si trovavano in un posto deserto dove la polizia non passava.

Come retaliazione per la fuga aumentarono la somma del riscatto a 15 milioni di naira. Costernato, padre Sletien assicurò che non aveva denaro. Risposero beffardi che poteva sempre vendere la chiesa. Due giorni dopo il rapimento abbassarono il riscatto a un milione di naira. La famiglia del prete riuscì a raccogliere il denaro e a pagare il riscatto. Gli estremisti rilasciarono allora padre Sletien. Questo fu ricoverato in ospedale, dove rimase sei settimane.

Religiosi particolarmente in pericolo

 

Durante tutto il sequestro padre Sletien provò un’angoscia mortale. “Pregavo tutto il tempo; questo mi fortificò”. Ma la violenza del rapimento l’ha traumatizzato; il ricordo lo tormenta oggi ancora. La storia di padre Sletien lo dimostra: persino del meridione della Nigeria i preti non sono al riparo del terrore islamista. Reto Baliarda

 

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