Fuga dalla prigionia di Boko-Haram

03 luglio 2017

Per noi è difficile anche solo lontanamente immaginare cosa debbano sopportare le persone catturate da Boko-Haram. La tragica vicenda di Rebecca è solo una fra le tante storie di terrore.




Nigeria

Con la sua donazione regala protezione e una nuova esistenza alle vittime del terrore islamista.

CHF 25 pacco alimentare per una famiglia in fuga
CHF 50 tassa scolastica per bambini profughi
CHF 100 aiuto iniziale per piccolo commercio
importo individuale


Rebecca e suo marito stavano lavorando nei campi, quando furono sorpresi da un terribile baccano: guerriglieri di Boko-Haram stavano assaltando il villaggio. Gli abitanti gridavano in preda al terrore e cercavano di mettersi in salvo. Afferrati i loro due bambini anche Rebecca e suo marito cercarono di sfuggire alla ferocia dei combattenti, che sparavano all’impazzata. Tuttavia solo il marito riuscì a mettersi in salvo.

«Mi strapparono il figlio maggiore e lo gettarono nel fiume, dove annegò sotto i miei occhi», racconta Rebecca. Lei stessa e l’altro bambino vennero trascinati in un campo di prigionia, dove dovettero lavorare come schiavi per i combattenti di Boko-Haram.

Rebecca dovette subire continui abusi. Rimase incinta e partorì un bambino nel campo di prigionia. Un giorno questo fu attaccato dall’esercito nigeriano. Rebecca realizzò subito che si trattava di un’occasione propizia per fuggire. Corse a perdifiato con i suoi due bambini, il più piccolo legato sulla schiena, finché raggiunse il villaggio di Nchard. Dopo che ebbe raccontato la sua traumatica storia a un rappresentante dell’esercito, successe qualcosa d’inaspettato: Ci si prese cura di lei e venne aiutata a ritrovare suo marito.

«La mia gioia fu incontenibile quando, dopo mesi di prigionia e incertezza, riuscii ad abbracciare di nuovo mio marito, che fu disposto a riconoscere pure il bambino non suo. Sono grata anche per la protezione e l’aiuto per il futuro, assicurato a tutta la mia famiglia nel campo profughi di Maiduguri».

Grazie alle offerte, CSI potè aiutare Rebecca e la sua famiglia nella costruzione di un piccolo negozio in grado di offrire alla famiglia ricongiunta una base per il suo sostentamento.

Tuttavia sono necessari sempre nuovi mezzi finanziari per portare aiuto urgente alle persone, che come Rebecca sono vittime del terrorismo islamico. Nei campi profughi di Maiduguri, Kano e Jos ricevono cibo, protezione e sostegno nella ricostruzione di una nuova esistenza. Inoltre viene offerta ai bambini la possibilità di frequentare una scuola.

Per la sua solidarietà verso i perseguitati a causa della loro fede in Nigeria le sono davvero molto riconoscente.


Il progetto di CSI in Nigeria

Nigeria, lo stato più popoloso del continente africano, è per i cristiani uno dei paesi più pericolosi al mondo.

L’ONU stima a oltre 20 000 il numero di persone uccise dal gruppo terrorista Boko Haram dal 2009 e a oltre due milioni il numero di scacciati. Nelle aree controllate da Boko Haram, i cristiani rimasti furono convertiti di forza all’islam. In altre regioni settentrionali la popolazione subisce le regole discriminatorie della Sharia, mentre gruppi armati di estremisti musulmani appartenenti ai nomadi Fulani compiono terribili massacri nei villaggi cristiani con l’intenzione di ripulire queste regioni dai cristiani.

CSI è presente in Nigeria dal 2013 e aiuta i cristiani fuggiti dal terrore con:

  • assistenza medica dei feriti
  • pacchi alimentari
  • formazione scolastica dei bambini
  • microcrediti per aprire piccoli commerci
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Progetto Nigeria